

166. Dalla decolonizzazione al sottosviluppo.

Da: G. Mammarella, La storia dei nostri anni. Fatti Idee Problemi
dal 1939 ad oggi, G. D'Anna, Messina-Firenze, 1987.

I paesi del Terzo mondo, nonostante la decolonizzazione, non
riuscirono a sottrarsi all'influsso delle superpotenze e videro in
gran parte accentuate le loro condizioni di arretratezza e di
sottosviluppo. Questo sostiene lo studioso di storia contemporanea
Giuseppe Mammarella nel seguente passo, ricordando come le
conseguenze del lungo retaggio coloniale riemersero sul piano
delle dipendenze e dello sfruttamento economico dei paesi pi
ricchi e pi avanzati nei confronti dei pi deboli.


Parallelamente alla decolonizzazione e come principale spinta
verso di essa, esplodeva il nazionalismo dei paesi colonizzati
aspiranti all'indipendenza. E' un nazionalismo che per certi
aspetti assomiglia a quello dei grandi movimenti d'indipendenza
dell'Europa nel diciannovesimo secolo. .
Ma insieme all'indipendenza e alla libert dalle interferenze
esterne i popoli colonizzati miravano a raggiungere anche pi alti
livelli di organizzazione sociale e di progresso economico. Il
movimento di emancipazione procedeva spesso in parallelo con
l'aspirazione all'uguaglianza e alla giustizia sociali e
combinando le idealit del nazionalismo con quelle di un
socialismo che talvolta  populista, talvolta  marxista. Su
queste aspirazioni e su queste aspettative ben presto si innestava
la rivalit tra le due superpotenze e il conflitto tra comunismo e
anticomunismo, le cui radici ideologiche rimanevano generalmente
estranee alla mentalit della maggioranza dei paesi ex coloniali
sotto l'influenza di culture e di religioni che non si
conciliavano con le ideologie razionalistiche e materialistiche
dell'Occidente. E' proprio attorno alla met degli anni '50,
quando si sviluppa la competizione tra le due superpotenze per
attirare nella propria area d'influenza le nazioni di nuova
formazione, che nasce il concetto di Terzo Mondo. .
Originariamente esso si riferisce a tutti quei paesi che non
appartenevano n al mondo occidentale, industrializzato, guidato
dagli Stati Uniti, n a quello comunista, costituitosi attorno
all'Unione Sovietica. Negli anni '50, il decennio in cui il
processo di decolonizzazione entrava nella sua fase risolutiva e
in cui nascevano sulle ceneri degli imperi coloniali decine di
nuovi stati, il concetto di Terzo Mondo coincideva con quello di
neutralit nel conflitto tra i due blocchi e di non allineamento
sulle posizioni delle superpotenze. I paesi non allineati sono
quelli che in linea di principio respingono la logica della guerra
fredda, ma anche i valori politici e culturali espressi dalle due
ideologie che si disputano l'egemonia mondiale rivendicando il
diritto a riaffermare quelli della propria tradizione religiosa e
culturale. Riunitisi in una prima grande Conferenza internazionale
a Bandung (Indonesia) nell'aprile del 1955, 20 paesi non allineati
approvavano una dichiarazione per la pace e per la cooperazione
mondiale che riaffermava i fondamentali diritti umani,
l'integrit territoriale di ogni stato indipendente, il principio
del non intervento e della non interferenza e l'astensione dei
paesi firmatari da ogni alleanza al servizio delle grandi potenze.
.
Insieme al non allineamento e alla difesa puntigliosa
dell'indipendenza recentemente acquisita, i paesi del Terzo Mondo
presentano, nella grande maggioranza, una condizione comune,
quella dell'arretratezza tecnologica e del sottosviluppo
economico. Esse emergono drammaticamente dal confronto tra i loro
livelli di vita e le loro capacit produttive e quelli dei paesi
industrializzati, sia dell'area occidentale che di quella
comunista. Bastano alcune cifre, relative alla situazione del
1955, per illustrare il fenomeno. Con una popolazione di 1379
milioni, pari al 45,7% del totale, il Terzo Mondo produceva per
soli 192 miliardi di dollari, pari al 13,8 % del prodotto
mondiale. I dati corrispondenti per il mondo occidentale erano una
popolazione di 590 milioni, pari al 19,7% di quella mondiale, con
una produzione di 898 miliardi di dollari uguali al 65% del
prodotto mondiale. Nel mondo comunista una popolazione di 1035
milioni (34,6%) produceva per 292 miliardi di dollari (21,1%).
Ancora pi drammatico il confronto tra il reddito pro capite dei
due continenti in cima e in coda alla scala dell'economia mondiale
e cio Asia e America del Nord: 84 dollari contro 2600. .
Per questa condizione di inferiorit economica i paesi del Terzo
Mondo scopriranno ben presto che la decolonizzazione non 
l'indipendenza e che, se essa pu rappresentare una svolta netta
sul piano politico rispetto ad una condizione di subordinazione e
di servit, le conseguenze del lungo retaggio coloniale riemergono
sul piano delle dipendenze e dello sfruttamento economico dei
paesi pi ricchi e pi avanzati nei confronti dei pi deboli. Il
non allineamento nei confronti delle superpotenze diventer per
molti paesi del Terzo Mondo pi difficile nel corso degli anni '60
per riacquistare peso e significato solo nel corso degli anni '70,
quando il bipolarismo della politica mondiale si attenuer e pi
alti ritmi di crescita economica permetteranno ai paesi del Terzo
Mondo di accrescere i loro livelli di vita. Una migliorata
padronanza delle tecnologie moderne e l'eccezionale aumento dei
prezzi delle materie prime in particolare del petrolio,
contribuiranno ad operare una massiccia ridistribuzione della
ricchezza dei paesi ricchi ad un nucleo di paesi in via di
sviluppo. Ci porter ad introdurre delle necessarie distinzioni
tra i paesi del Terzo Mondo, tra quelli in via di sviluppo e
quelli le cui condizioni rimangono invariate o addirittura si
deteriorano ulteriormente (paesi del Quarto Mondo, o Nord
sviluppato rispetto al Sud arretrato e povero).
